Datazione chimica degli inchiostri: metodi, limiti e applicazioni concrete nella grafologia giudiziaria

Come l’analisi chimica può sinergicamente integrare le indagini del grafologo giudiziario

Ferma la possibilità di una prima indagine su un documento, effettuabile dal grafologo giudiziario con la propria strumentazione analizzando microscopicamente il grado di riflettenza delle particelle di cristalvioletto, e senza che risulti invasiva-distruttiva del reperto (già trattata nell’articolo https://alfiocostanzo.it/e-possibile-dat are-un-manoscritto-lindagine-sullinchios tro-nella-grafologia-giudiziaria/), ove ritenuto necessario il Magistrato può decidere di procedere con una datazione chimica degli inchiostri.

Tale indagine – seppur parzialmente distruttiva – risulta in grado affiancarsi sinergicamente alla grafologia giudiziaria, fornendo uno strumento anche fondamentale, a corollario, nelle perizie e consulenze grafologiche giudiziarie. L’obiettivo resta il determinare l’epoca di stesura di una firma, di una nota o di un documento, per stabilire quindi se un testo sia coerente o meno con la data dichiarata; tale tema può ricoprire un ruolo centrale nella determinazione di autografia/falsità di un documento, proprio per la possibilità di stabilirne la reale data di formazione e cronologia.

Perché è importante la datazione degli inchiostri nei contesti giudiziari

In un procedimento civile e/o penale la determinazione dell’effettiva data di formazione di un documento può quindi definire, ad esempio, l’esito finale di:

successioni e testamenti;
contratti e scritture private;
cambiali, assegni e quietanze;
lettere anonime o intimidatorie;
documenti contabili;
accordi firmati in condizioni dubbie.
La datazione chimica dell’inchiostro – integrata dall’analisi e comparazione delle scritture eseguita dal grafologo giudiziario (con ulteriore ausilio dell’analisi strumentale, multispettrale e microscopica) – permette quindi di verificare se un documento sia stato materialmente redatto contestualmente, successivamente o in tempi distanti rispetto a quanto formalmente dichiarato. Oltre alla determinazione dell’effettiva data di formazione (ad opera del chimico), il grafologo giudiziario rileverà se il documento risulti effettivamente autografo (e quindi sia stato formato dal soggetto “in verifica”), oppure apocrifo (formato da un diverso soggetto scrivente); o, ancora, se apocrifo ma frutto di strumenti tecnici azionati tramite PC (ad es. penna su braccio robotico, in stile plotter), anche con l’ausilio di IA; argomento questo estraneo al presente articolo, ma di rilevante attualità tecnica.

Come funziona la datazione degli inchiostri

La datazione chimica si basa sull’analisi chimico-fisica della composizione degli inchiostri, che nel tempo subiscono un processo di degradazione e di evaporazione dei vari solventi e componenti.

Tale tecnica – al pari della datazione visiva, effettuata dal grafologo giudiziario – risente di limiti:

impossibilità di determinare lo strumento grafico utilizzato;
variabilità delle formulazioni commerciali costituenti gli inchiostri;
eventuali alterazioni ambientali (luce, temperatura, umidità);
impossibilità di distinguere pochi mesi di differenza;
potenziale danneggiamento del documento nelle tecniche distruttive;
L’indagine risulta infatti effettuata a posteriori rispetto la formazione del reperto indagato (al pari, ovviamente, dell’indagine effettuata dal grafologo giudiziario); per ovviare a tali problematiche, fornendo un congruo dato di certezza tecnica alla Giustizia, è quindi preferibile affidarsi ad un metodo di valutazione relativo, in grado di eliminare i termini legati alla tipologia dell’inchiostro, alla tipologia di carta alla quantità di deposizione di inchiostro e tutte quelle variabili difficilmente ponderabili, limitando la verifica ad un confronto relativo degli inchiostri; tale modalità di indagine permette di relegare tutti gli errori di misura alla sola applicazione del metodo, fornendo una rispostaprossima alla certezza tecnica.

Si esegue verificando l’avvenuta fissazione/stabilizzazione dei campioni del reperto in base alla data dell’effettiva estrazione dei componenti, determinandone il rispettivo grado di stabilizzazione (=invecchiamento); risultano quindi tecnicamente valutate le curve di andamento del processo di stabilizzazione di un inchiostro, stabilendo se questo inchiostro abbia o meno esaurito la sua fase di invecchiamento chimico.

In tale ottica, il metodo di Brunellesi fonda sulla capacità per alcuni solventi di estrarre la componente organica che, ancora, non ha terminato la sua fase di fissaggio; si effettua tramite metodologia comparativa basata sul confronto tra due set di campioni accoppiati, uno standard e uno che viene artificialmente invecchiato, al fine di rilevare se il processo di invecchiamento sia ancora in atto nei campioni del reperto indagato.

L’analisi si ottiene con un processo termico controllato, atto a simulare artificialmente il processo di invecchiamento, cui segue il test di estrazione.

Si valuta quindi la quantitàdi materiale appartenente all’inchiostro (estratto con gli opportuni solventi), poi depositato su lastrine; per valutare oggettivamente tale densità si utilizza apposito algoritmo automatico di valutazione, in grado di valutare autonomamente e statisticamente ogni singola macchia/estrazione d’inchiostro, evidenziando le differenze esistenti tra i vari campioni e deposizioni.

Si procede quindi con la raccolta conclusiva dei risultati (identificando anche eventuali valori anomali). Come precedentemente accennato, mediante questo approccio è possibile valutare se sia ancora in atto un processo di invecchiamento da parte dell’inchiostro oppure se questo si sia ormai concluso, definendo per il caso in esame (che vede l’utilizzo di una penna ballpoint) un intervallo temporale non superiore ai 5 anni.

Si può quindi giungere alla definizione dei valori medi di estrazione percentuale, valutando quindi la differenza tra le due serie utilizzate nell’indagine (il reperto invecchiato artificialmente e quello originale).

Al pari dell’indagine visiva operata sugli inchiostri effettuata dal grafologo giudiziario con la propria strumentazione (effettuando, questi, la datazione tramite il numero ed il grado di riflettenza delle particelle di cristalvioletto), il tempo limite per l’osservazione di un effetto di invecchiamento su un inchiostro resta omogeneo anche per il perito chimico; tale arco temporale, utile ai fini dell’indagine, varia a ritroso dal momento nel quale si effettua l’indagine, andando dai 3 anni per l’inchiostro di una penna rollerball (quindi con inchiostro a base idro-alcolica, liquida: roller, penne stilografiche, a feltrino, ecc.) ai 5 anni per un inchiostro di penna ballpoint (la comune penna a sfera, avente inchiostro a base resinosa-oleo-viscosa). La differenza di datazione risulta dai rispettivi componenti costitutivi degli inchiostri, che ne determinano le caratteristiche finali.

Ecco perché, se per allenare la motricità fine e varie capacità grafiche è preferibile l’uso della penna stilografica (https://alfiocostanzo.it/ha-ancora-sens o-luso-della-penna-stilografica-nellera- digitale/), per la formazione di documenti ufficiali (ad es. testamenti olografi) o firme su scritture private/pubbliche raccomando – quale grafologo giudiziario – l’utilizzo di una penna a sfera. Anche comune ed economica, ma che resta sempre uno strumento grafico, comunque, dotato di particolari componenti resinosi costitutivi dell’inchiostro, quindi più “stabili” e persistenti.

Meglio chiarendo ed esplicitando, la composizione di un inchiostro può essere infatti differenziata in componenti più stabili (resine polimeriche e pigmenti), in componenti metastabili (coloranti e sostanze cromofore) e in componenti volatili (i solventi), tutti elementi che subiscono diversamente, nel tempo, un rispettivo processo di fissaggio o evaporazione. Separando tali elementi e determinandone la rispettiva quantità residua, si ottiene la determinazione del periodo di apposizione dell’inchiostro, ottenendo quindi la datazione della traccia inchiostrata.

Tale datazione permette, inoltre, di stabilire:

incoerenza evidente rispetto alla data dichiarata;
appartenenza o meno alla stessa epoca di scrittura delle porzioni estratte dal reperto;
eventuale presenza di aggiunte o manipolazioni successive.
E’ chiaro che tali risultanze possono risultare di rilevante importanza nei procedimenti giudiziari di natura penale e/o civile, sia a corollario delle indagini di analisi e comparazione della grafia (effettuate queste dal grafologo giudiziario) sia come indagini specifiche, a sé stanti e relative proprio alla formazione di un reperto.

Correlazione tra datazione degli inchiostri e grafologia giudiziaria

All’interno della perizia grafologica giudiziaria, la datazione degli inchiostri (chimica, o preliminarmente visiva-grafologica) rappresenta quindi un tassello d’indagine di rilevante importanza, integrandosi con elementi di particolare rilevanza quali:

indagine analitico-comparativa delle firme in verifica e comparazione;
analisi della qualità del tratto e della pressione di punta dello strumento grafico, in particolari punti del tracciato (ad es. tratti tecnicamente definiti “in rilievo”);
studio della sequenza degli incroci del grafismo (quale resta soprastante e quale sottostante, apposto prima);
studio ed individuazione del senso di rotazione della sferetta metallica (i cicloidi);
individuazione di eventuali contraffazioni, e relativa modalità realizzativa;
analisi (in microscopia stereoscopica, multispettrale e con addizione/sottrazione di varie fonti d’illuminazione) di possibili cancellature o modifiche.
L’effettiva determinazione e datazione della data appositiva dell’inchiostro può quindi essere utilizzata per rafforzare la valutazione tecnico-grafologica complessiva, fornendo al Magistrato ed alle Parti una ricostruzione accurata e scientifica dei fatti.

Conclusivamente, quando richiedere l’esame di datazione dell’inchiostro

Ricordando come tale indagine risulti purtuttavia distruttiva delle porzioni repertuali estratte (e, quindi, da autorizzarsi preventivamente dal Magistrato), resta comunque eseguibile anche successivamente sulle ulteriori porzioni grafiche rimaste. Risulta congrua possibilità da richiedersi, quale consulenza aggiuntiva o a sé stante, quando:

si sospetta che una firma sia stata aggiunta dopo la redazione del documento (preferibilmente a seguito di apposita indagine preliminare eseguita, con l’uso di varie tipologie di microscopio ed in varie luci addizionali, da un grafologo giudiziario)
un contratto presenta date non coerenti, anche con quanto riportato dalle disposizioni documentali;
scritture contabili o ricevute che sembrano, visivamente, essere state alterate;
un testamento olografo che potrebbe essere stato manipolato, in alcune parti/porzioni incoerenti o aggiuntive;
esistono dubbi sulla autenticità temporale di una nota, o di un appunto.
Conclusioni

La datazione chimica degli inchiostri, operata da un perito chimico, risulta quindi è uno strumento potente, capace di supportare la grafologia giudiziaria e le perizie grafiche in casi complessi.
Affiancata all’esperienza di un consulente tecnico specializzato, permette di fornire una valutazione scientifica e attendibile sulla cronologia dei documenti.
Prezzo:
Contatto:
Nome autore: Alfio Costanzo
Telefono: 3477591192
Provincia: CT
Città: Aci Sant'Antonio
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Data Annuncio: 2026-01-18
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