Consulenza grafologica (CTU o CTP) su testamento olografo: corretta sequenza d’indagine
La perizia grafologica sul testamento olografo rappresenta una delle indagini più complesse e impegnative a carico del grafologo giudiziario. Quando viene messa in discussione l’autenticità di un testamento, infatti, non è sufficiente limitarsi al confronto tra la grafia presente sul documento e quella del presunto autore.
Prima di arrivare alla vera e propria comparazione grafologica è necessario seguire una corretta sequenza d’indagine, procedendo per fasi successive e prendendo in considerazione anche gli eventuali elementi extragrafici che possono avere influenzato la realizzazione del documento.
Traguardando il tutto anche nell’ottica delle caratteristiche richieste dalla giurisprudenza (art. 602 c.c.) sull’olografia di un testamento.
Il testamento olografo – proprio per la sua particolare natura – richiede quindi un’indagine articolata, nella quale devono essere valutate la genuinità globale del documento, le condizioni nelle quali è stato realizzato, le caratteristiche del grafismo e, infine, la compatibilità tra la scrittura in verifica e le scritture comparative.
Prima fase: l’indagine documentale e strumentale
In una prima fase bisognerà escludere eventuali anomalie riconducibili a un falso documentale o a una possibile alterazione del documento.
Possono essere ricercate, ad esempio, cancellature, solchi ciechi, pretracciati sottostanti realizzati a matita, cancellature chimiche, ripassi su una precedente “maschera” e ritocchi innaturali, anche riconducibili all’utilizzo di una penna differente.
Possono inoltre presentarsi elementi autografi autentici, ma trasferiti attraverso procedimenti di scansione e stampa con l’obiettivo di creare un documento apparentemente genuino.
Ecco quindi l’importanza di un’attenta indagine strumentale sul testamento olografo, che può risultare anche particolarmente articolata e richiedere tempo e specifiche competenze tecniche.
L’indagine strumentale ha lo scopo di contribuire a chiarire la natura del documento sottoposto ad esame e di individuare eventuali anomalie che potrebbero altrimenti sfuggire a una semplice osservazione visiva.
Il limite della fotocopia
Un aspetto fondamentale riguarda la qualità del reperto.
Quando il grafologo giudiziario dispone soltanto di una fotocopia (ad esempio la copia notarile autenticata, fornita dal richiedente l’indagine) o di una riproduzione digitale di scarsa qualità del testamento olografo (penso alle richieste che mi arrivano con testamento già scansionato sul fascicolo telematico), le indagini strumentali risultano semplicemente impossibili, o comunque fortemente limitate.
Questo rappresenta uno dei principali motivi per cui – quando possibile, per un esame approfondito preliminare, quindi una CTP completa – è sempre preferibile lavorare sull’originale del documento.
La copia fotostatica può, infatti, comunque consentire un’ampia e comoda analisi di numerosi aspetti grafici, ma non permette di osservare tutti gli elementi fisici e documentali presenti sull’originale.
Seconda fase: l’età e le condizioni dello scrivente
Una volta valutata la genuinità e l’integrità del documento, l’indagine può concentrarsi sulle condizioni nelle quali il testamento è stato realizzato.
Particolare attenzione deve essere riservata al degrado senile del grafismo.
Un soggetto molto anziano non necessariamente presenterà una scrittura sovrapponibile a quella realizzata molti anni prima. L’età, le condizioni fisiche, le eventuali patologie e le terapie farmacologiche possono infatti incidere sul gesto grafico.
Per questo motivo, nella fase di analisi di un testamento olografo, è importante conoscere – quando possibile – l’età dello scrivente al momento della redazione e confrontare il documento con scritture comparative sufficientemente vicine nel tempo. Il grafologo giudiziario somministrerà inoltre, al richiedente, una opportuna e sintetica “scheda anamnestica”, con domande per chiarire alcuni passi fondamentali dell’indagine grafologica-forense sul gesto grafico indagato.
Parkinson, Alzheimer e altre condizioni che possono incidere sulla grafia
In questa fase assumono, infatti, ampio rilievo eventuali informazioni relative a Parkinsonismi, morbo di Parkinson, Alzheimer o altre condizioni che possono avere avuto ripercussioni sulle capacità motorie o sulla produzione grafica.
L’eventuale presenza di tali condizioni non può né deve, tuttavia, essere utilizzata in modo automatico per spiegare qualsiasi anomalia della scrittura.
Ogni elemento deve essere inserito in un quadro complessivo e valutato in relazione alle specifiche caratteristiche individuali e dinamografiche del soggetto scrivente, alla documentazione disponibile e alle condizioni concrete nelle quali il testamento è stato redatto.
Anche fattori apparentemente secondari possono avere un’influenza sul gesto grafico. Si pensi, ad esempio, a problematiche fisiche temporanee, all’impugnatura dello strumento scrittorio o a condizioni ambientali particolari (ad esempio, un testamento olografo vergato in posizione “da allettato” presenterà un grafismo ben difforme rispetto quello di un testamento occasionale vergato, atipicamente, utilizzando il ripiano sottostante zigrinato di un cruscotto di automobile; o, ancora, diverso rispetto un testamento vergato sotto minaccia fisica: casi estremamente diversi, ma che rientrano nella mia casistica personale affrontata nel corso della mia corposa pratica grafologica-giudiziaria).
La spontaneità della scrittura testamentaria
Un ulteriore aspetto da indagare riguarda la spontaneità della scrittura.
Occorre infatti valutare se il grafismo presenti caratteristiche compatibili con una normale esecuzione oppure se possano emergere elementi che facciano ipotizzare una scrittura eseguita in condizioni particolari, guidata o forzata.
Questo tipo di valutazione assume particolare importanza nel testamento olografo, poiché il documento può essere stato realizzato in condizioni fisiche molto differenti da quelle nelle quali sono state prodotte le scritture comparative disponibili.
La spontaneità del gesto grafico deve quindi essere esaminata insieme agli altri elementi e non sulla base di una singola caratteristica.
Terza fase: l’indagine analitico-comparativa
Soltanto dopo le precedenti verifiche si arriva alla classica indagine analitico-comparativa, nella quale vengono poste a confronto la scrittura in verifica e le scritture comparative.
Questa fase rappresenta il fulcro centrale della perizia grafologica operata sul testamento olografo, seppur non dovrebbe essere considerata isolatamente rispetto alle precedenti indagini.
Il confronto deve prendere in considerazione le caratteristiche individualizzanti del grafismo, le modalità esecutive, le peculiarità del gesto, gli elementi costanti e quelli variabili e tutti gli aspetti tecnicamente rilevanti.
La qualità delle scritture comparative assume quindi un’importanza fondamentale. Non è sufficiente disporre di numerosi documenti: occorre valutarne provenienza, autenticità, quantità, qualità, omogeneità e coevità rispetto alla scrittura in verifica (come da altro mio articolo specifico).
Nome autore: Alfio Costanzo
Telefono: 3477591192
Provincia: Ct
Città: Aci Sant'Antonio
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